La zuppa del Vescovo Tarlati*

ingredienti:

1 gallina

2 litri di brodo di pollo

2 cucchiai colmi di farina bianca

1 cipolla rossa di Tropea

1 costola di sedano

2 foglie di alloro

pepe quanto ne sia gradito

2 o 3 chiodidi garofano

un pizzico di cannella

pane casalingo

Rosolate il burro con la farina fin quando diventa di un colore marroncino.

Versatevi sopra poco brodo mescolando con una frusta in modo che non si formino grumi e fatto questo versarvi tutto il resto del brodo.

Intanto lavate la gallina che avrete ben pulito dalle piume rimaste e dai cacchioni (spuntoni delle penne non ancora nate), mettetela nel brodo insieme al sedano,la cipolla e l’alloro tritati, il sale, il pepe, i chiodi di garofano e la cannella.

Lasciate cuocere per circa un’oretta dopodichè togliete le verdure (che eliminerete) e la gallina che spellerete e disosserete tenendo intero il petto.

Passate tutta la carne per un setaccio o meglio fatene una crema con un mixer a immersione aggiungendo via via il brodo caldo, così formando una crema vellutata.

Tagliare a listarelle fini tutto il petto e aggiungetelo alla crema.

Rimettete sul fuoco e fategli staccare il bollore.

Servire nel piatto su crostini di pane casalingo fritto nell’olio.

E’ ammessa una spolverata di parmigiano buono!!!

* Quella dei Tarlati è stata una delle grandi famiglie aretine. Aveva feudo e castello a Pietramala, presso Anghiari. Un Tarlati, Guccio, è ricordato da Dante nel Purgatorio:

“Qui v’era l’Aretin che da la braccia

fiere di Ghin in Tacco ebbe la morte

e l’altro ch’annegò correndo in caccia”.


Il Tarlati è l’altro, quello che annegò. Ma il Tarlati della zuppa, il vescovo, ghibellino tosto che nel ‘300 capeggiava la fazione dei Secchi rivale dei Verdi (niente in comune con i politici dell’ecologia), divienne signore di Arezzo, estese il dominio della sua patria a Città di Castello, e di ritorno da Avignone, (dove era stato a rapporto dall’autoritario papa Giovanni XXII, il quale aveva scomunicato Mattio Visconti e aveva stabilito che Cristo, pur essendo vissuto poveramente, non aveva negato il diritto di proprietà), introdusse alla sua tavola questa ottima zuppa. 

Buon appetito

Cristiano e Valeria